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Ieri le quotazioni del petrolio non hanno registrato grosse variazione, infatti l’oro nero ha chiuso le contrattazioni a 84,88 dollari, valore pari al close di venerdì.

Gli analisti credono che gli investitori non si siano fatti condizionare oltre il dovuto dai dati macroeconomici americani positivi, giunti in mattinata, e che lo stop degli acquisti sia dovuto soprattutto all’andamento del cambio dollaro/euro (ricordiamo che la moneta americana ha chiuso, in data 15/11, a quota 0,7359 rispetto alla moneta europea).

L’oro giallo, invece, a concluso la scorsa sessione in negativo, chiudendo le quotazioni a quota 1360,40 e registrando un – 8,30%. In ottica settimanale si prevede una configurazione tecnica “positiva-neutrale”.

Il metallo giallo nella giornata di ieri ha quasi sfiorato quota  1.400 $, toccando un nuovo record.

Ieri sera, a New York, il future dell’oro con scadenza dicembre ha chiuso la quotazione a 1.397,70 all’oncia, guadagnando l’1,1%.

Gli analisti ritengono che una buona parte del mercato rimane legata all’oro perché prevede una crescita dell’inflazione statunitense nel medio-lungo termine, dovuta principalmente al nuovo piano di stimolo varato dalla FED.

Il prezzo della moneta ha chiuso il mese di ottobre con un rialzo del 3,7% su base mensile. Ricordiamo che nel mese di settembre e nel mese di agosto, il metallo giallo si era apprezzato, rispettivamente del 5% e del 6%.

Il future “GOLD 100 OZ” ha segnato un incremento dell’1,12% arrestandosi a $ 1.357,60 all’oncia.

L’università del Michigan ha pubblicato, come ogni mese, il suo omonimo indice che ha riscontrato un calo più di quanto atteso dagli operatori (l’indice Michigan mira a disegnare con attendibilità la fiducia dei consumatori statunitensi).

Il calo ha fanno accrescere i timori del mercato sulla probabile crescita economica americana  e di conseguenza sono aumentati i sospetti su di nuove misure quantitative che potrebbero essere adottate dall’Istituto governato da Ben Bernanke, con un prevedibile indebolimento del dollaro.

Chiaramente il prezzo dell’oro ne ha beneficiato, grazie anche alla sua correlazione inversa con il prezzo della moneta statunitense.

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