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Grafico orario H2

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Nei confronti della settimana precedente Eurodollaro ha raggiunto la quotazione minima di 1,3462 e quella massima di 1,3568.

Attualmente le contrattazioni sul cambio principale restano flat, con oscillazioni molto contenute e prive di spunti di direzionalità.

Di fatto, la scarna volatilità, che in parte ostacola le attività previsionali, risulta fisiologica ad una fase di assestamento, dopo il salto di due figure da 1.3350 a 1,3550 avvenuto in concomitanza della riunione del FOMC, il 18 settembre scorso.

Sul piano tecnico merita attenzione la formazione a rettangolo sul grafico 2H, dove la rottura del supporto tracciato sui minimi della compressione tra 1,3560-1,3460 favorirebbe una correzione più marcata della moneta unica UE contro il dollaro americano a 1,3360. Successivamente, lo swing ribassista eventuale, potrebbe suggerire uno stop and reverse delle posizioni short con target inverso in area 1,3550-1,3600.

Dal lato dell’analisi quantitativa dei titoli, il sentiment è palesemente rialzista. In pratica, oltre alle transazioni long sul future della divisa europea, i posizionamenti dei titoli put out of the money, ad iniziare dallo strike 128, in combinazione con possibili acquisti del sottostante, mediante call negoziate in prossimità del prezzo di mercato, rendono verosimili ulteriori future estensioni del rapporto valutario.

Ad ogni modo, solo il superamento della resistenza superiore consolidatasi a 1,3580 faciliterebbe il raggiungimento dell’obiettivo a breve e medio termine fissato a 1,3700.

Seguono i pivots :
1.3626/1,3582/1,3551/1,3507/1,3476/1,3432/1,3401
calcolati sulle variazioni giornaliere.

Parallelamente alle  emmissioni governative, le società collocano prestiti obbligazionari per finanziare la propria attività e sono oggetto di esami analitici da parte di agenzie specialistiche che hanno come compito quello della valutazione del grado di affidabilità e solvibilità degli organismi emittenti.

Il rating delle agenzie, ovvero la valutazione, é espressa sul capitale, sulle strategie di mercato e sul management dell’azienda, delineando la qualità del titolo obbligazionario.

Le più conosciute società di rating sono Standard & Poor’s e Moody’s con sede a New York, la Nippon Investor’s Service in Giappone, mentre in Europa la piu nota é Fitch.

A seguire i parametri di valutazione:

RATING

St& Poor’s        Moody’S     Fitch

AAA                   Aaa             AAA

Obbligazioni di alta affidabilità, credito garantito da interessi certi.

AA+                  Aa1              AA+

AA                    Aa2              AA

AA-                   Aa3              AA-

Obbligazioni di alta qualità, credito meno garantito in funzione della mutevolezza delle condizioni economiche.

A                     A1                 A+

A                     A2                 A

A-                    A3                 A-

Obbligazioni di qualità medio/elevata, su orizzonti previsionali che rendono incerti il mentenimento del giudizio.

BBB+               Baa1           BBB+

BBB                 Baa2           BBB

BBB-                Baa3           BBB-

Obbligazioni di media affidabilità; la riscossione degli interessi, seppure garantita, lo é meno nel futuro.

BB+                 Ba1             BB+

BB                   Ba2             BB

BB-                  Ba3             BB-

Obbligazioni a rischio di inesigibilità del credito in caso di condizioni economiche complessive incerte.

B+                  B1               B+

B                    B2               B

B-                   B3               B-

Obbligazioni sconvenienti, garanzia del credito ridotta nel lungo periodo.

CCC+             Caa1          CCC

CCC               Caa2          CC

CCC-              Caa3          C

Obbligazioni di scarsa affidabilità che possono rivelare l’inadempienza dell’ emittente.

CC                  Ca              DDD

Obbligazioni ad alto spessore speculativo, generalmente inesigibili dal creditore.

SD                  C                DD

D                                       D

Obbligazioni con basse probabilità di pagamento.

La bolla dei tulipani

Esiste un fenomeno che ha accompagnato il capitalismo sin dagli albori, tale fenomeno è chiamato bolla speculativa. La prima bolla della storia del capitalismo si è verificata in Olanda ed è stata chiamata: la febbre dei tulipani.
È una delle bolle più assurde della storia e ci dimostra quanto può essere pericolosa, e allo stesso tempo profittevole, una bolla speculativa.
Siamo nei Paesi Bassi nella seconda metà del XVII secolo, ed è in atto la più grossa bolla speculativa della storia, la bolla dei bulbi di tulipano.

Per comprendere come sia nata questa bolla assurda bisogna fare un salto indietro nella storia sino ad arrivare al XVI secolo, periodo in cui in Europa fu introdotto il tulipano, originario della Turchia. I tulipani ebbero una crescente popolarità nei Paesi Bassi e in particolare in Olanda, dove i membri della middle class facevano a gara a chi possedesse i bulbi più rari. Il fiore in poco tempo divenne una merce di simbolo del benessere e del lusso, un qualcosa diventato inspiegabilmente prezioso. I prezzi dei bulbi schizzarono alle stelle sino ad arrivare al punto che nel 1623 un singolo bulbo poteva arrivare a valere 1 migliaio di fiorini olandesi.

Stiamo parlando di un periodo in cui il reddito medio annuo di un olandese non superava i 150 fiorini. Ma le assurdità non finiscono qui, i bulbi di tulipano venivano scambiati anche con case e terreni. In quel periodo un attento speculatore poteva diventare immensamente ricco, arrivando anche a fare 6000 fiorini al giorno.
Nell’anno 1636 i tulipani erano quotati in borsa, le quotazioni incrementarono ancora di più la speculazione, ingrandendo la bolla speculativa dei tulipani. Moltissime persone arrivarono a vendere i propri possedimenti per poter investire nel mercato dei tulipani ed alcuni speculatori arrivarono a fare profitti enormi.

 Bolla dei tulipani

Il fenomeno arrivò ad avere una tale importanza che i commercianti di tulipani potevano vendere bulbi di tulipano appena piantati, altri addirittura iniziarono a vendere bulbi che sarebbero stati piantati in futuro, nacquero dei veri e propri futures sui tulipani. Inutili furono i tentativi di frenare questo commercio dei futures sui tulipani, fu anche emanato un editto, nel 1610, che proibiva tale pratica.

Ma le bolle nascono, si gonfiano e dopo scoppiano. Nel febbraio del 1637 il prezzo dei tulipani aveva raggiunto la saturazione, non vi erano più acquirenti disposti a comprare a quel prezzo, iniziarono le vendite. Il prezzo dei tulipani cominciò a scendere e la paura collettiva ne alimentò la discesa che fu repentina e tragica per chi possedeva contratti ed aveva investito sui bulbi. La bolla scoppiò e moltissimi olandesi persero letteralmente tutto.

La Grecia, nonostante gli aiuti e le parole dei leader europei, sembra essere sull’orlo del precipizio. A disegnare questo scenario ci pensa S&P che rivede l’outlook di Atene e lo classifica come negativo. Come se questo non bastasse a peggiorare non sono il morale dei cittadini greci, ma anche ad innervosire i mercati, il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, dichiara, in una intervista ad un’emittente televisiva tedesca, che l’uscita della Grecia dall’Euro oggi sarebbe gestibile, seppure non auspicabile.

L’intervista al presidente Juncker continua sino a mettere alla luce quali sono gli scenari prospettati da i leader europei, alla domanda: “ Escluderebbe l’uscita della Grecia dalla zona Euro ? “, Juncker risponde che lo esclude almeno sino ad ottobre. Dalle parole del presidente dell’Eurogruppo emerge qualcosa di interessante e cioè che l’euro non è poi così tanto irreversibile come si vuole far credere e, quindi, si tratta solo di tempo e molto probabilmente Atene tornerà alla sua vecchia moneta

Ma cosa accadrebbe se la Grecia uscisse dall’Euro?

Gli scenari possibili sono molti e tutti estremamente drammatici, soprattutto per la stessa Grecia che vedrebbe una crisi non sono della politica, ma soprattutto delle banche, ciò creerebbe una sfiducia molto forte in tutta la popolazione e quando non ci si fida più del sistema la prima cosa che si fa è mettere al sicuro i propri risparmi, quindi, la corsa agli sportelli sarebbe inevitabile. Le banche fallirebbero tutte e la Grecia sprofonderebbe in una situazione di ingovernabilità.

Sul fronte internazionale l’uscita di un paese dall’euro annullerebbe l’irreversibilità della moneta, causando sfiducia nei confronti dell’Euro che potrebbe perdere il prestigio mondiale che tanto fatica a mantenere. Il contagio si espanderebbe immediatamente e colpirebbe duramente sia la Spagna sia il nostro paese che, già sommersi dal debito pubblico, potrebbero anche essi uscire a loro volta dall’euro. Insomma si innescherebbe molto probabilmente un processo a catena i cui risvolti sarebbero sicuramente tutti negativi.

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